CUCINA ABRUZZESE
mon amour
Queste ricette mi sono state TRAMANDATE
dai miei antenati di sesso femminile, sono state
perfezionate dalla genearazione attuale per essere messe a disposizione
di chi, forte di braccio ma
gentile d'animo, avrà la ventura di portarle in tavola.
Siatene degni!
Se non siete ancora sazi... non siete umani!
Comunque posso capire la vostra curiosità... e vi dò un paio di link "ortodossi":
Nicola Ranieri
Praticamente tutte le ricette che trovate in rete sono copiate da queste, quindi tanto vale andare a curiosare fra le originali!
Abruzzo.com
Qualche variazione sul tema dal momento che le ricette sono state inviate dai lettori. Si arriva addirittura alla chitarrina con pomodori secchi... mah!... bisogna però provare per giudicare...
700 gr di spaghetti
1 Kg e mezzo di vongole
Due spicchi d'aglio
Listarelle di peperone rosso e verde
olio extravergine d’oliva
sale, peperoncino, pepe nero, prezzemolo tritato
Lavate a lungo e più volte le vongole; disponetele in una padella e cuocetele a secco finchè non si siano aperte (aspirate a lungo i benefici vapori che esaleranno da questi frutti donati dal mare...pare sortiscano sorprendenti effetti...ehm...erotici). Sgusciatele e toglietele dall'acqua di cottura. Versate in un tegame (meglio, molto meglio, se in un tegame di terracotta) olio e aglio e fate scaldare. Ponete poi nel tegame le vongole con il loro (benefico) sughetto e gli scampi (non siate avari e non sostituiteli con ameni gamberetti), facendo poi cuocere a fuoco vivo ed aggiungendo, al termine della cottura, il peperoncino a pezzetti. Cuocete, nel frattempo, gli spaghetti in acqua salata. Conditeli con le vongole e con l'intingolo preparato. Guarnite ogni piatto con due mezzi scampi e prezzemolo tritato. Si consiglia di accompagnare con un vino bianco abruzzese quale un Trebbiano o un Montonico (ammesso che riusciate a trovarlo). In alternativa, ammesso anche un Verdicchio di Iesi.
Questo piatto prende il suo nome dalla ridente località marina di Giulianova, dove mi glorio di aver passato amene estati in compagnia di cozze, capesante e mitili vari; di conseguenza va preparato facendo finta che il pesce sia stato appena pescato e regalato da Peppino, l'amico pescatore, e non comprato surgelato alla Standa. Se non vi riesce di fingere con voi stessi, fatelo almeno con i vostri amici.
10 uova
Funghi Gallinacci trifolati
Sugo di carne mista (maiale, coniglio,castrato) fatto sobbollire per almeno tre ore
Parmigiano grattuggiato
3 mozzarelle fresche
Farina
olio d’oliva
sale
Preparate delle scrippelle (anche dette crepes, dai francofili) sbattendo 5 uova, 5 cucchiai di farina, un pizzico di sale, un cucchiaio d'olio d'oliva e acqua q.b. per ottenere un composto denso ma anche fluido (c'è poco da spiegare...quella della scrippella è un'arte che si apprende tramite trasmissione orale e visiva del procedimento: non c'è ricetta scritta che tenga); cuocete quindi delle piccole frittelline del diametro di circa 20 cm. Disponete un primo strato di scrippelle sul fondo di una teglia imburrata; seminate con coscienza e misura pezzetti di mozzarella, funghi trifolati tagliuzzati, ciuffetti di spinaci passati al burro e aglio, parmigiano grattato, uova sbattute e il sugo (il famoso sugo da tre ore che avrete preparato alzandovi alle sei di domenica mattina...e potrete farlo solo se sarete TANTO, quasi troppo, innamorati). Continuate ad alternare strato su strato. Finite con un doppio strato di scrippelle sul quale deporrete rosse macchie di sugo nonchè ciuffettini di burro.
In forno già caldo, 185°C, per almeno 1 ora (ma il tempo e sempre relativo...fatevi consigliare dal vostro istinto).Si consiglia di accompagnare con un vino rosso tipico quale un Montepulciano d'Abruzzo
Da preparare non più di una volta all'anno, e solo per persone meritevoli e preparate: il Timballo è un'istituzione che non deve essere guastata da coscienze dietiste o inutilmente anoressiche.Deve essere eseguito con pazienza ed abnegazione, tralasciando istinti economistici; deve essere gustato con calma e un pizzico di curiosità, in quanto metafora delle molteplici forme della vita. Non pretendete trasporti passionali al termine del pranzo (invero piuttosto pesante): ottimo invece un pisolino ristoratore per entrambi.
1 kg e 1/2 di cinghiale tagliato a tocchetti
5 o 6 bacche di ginepro e pepe in grani
300 gr di lardo
3 carote gialle
1 cipolla
Un mazzetto di erbe aromatiche
Una bottiglia di vino rosso secco
Un aglio
La buccia di una arancia
olio extravergine d'oliva
Il giorno prima fate una marinata con la carne, le erbe aromatiche, il sale, il pepe e il vino; lasciar macerare per almeno 24 ore. Il giorno dopo soffriggete a parte il lardo nell'olio, aggiungetevi la cipolla tagliata a fette, la carota, l'aglio, il mazzetto delle erbe aromatiche e la carne scolata; lasciate rosolare e aggiungete acqua calda sino a coprire bene la carne, e fate cuocere per circa tre ore, controllando il grado di cottura con una forchetta; servite con un contorno di patate imporchettate. Qui non ci sono santi: Montepulciano D'Abruzzo con almeno tre anni di invecchiamento.
Tale pietanza (da non accompagnare ASSOLUTAMENTE con gli spaghetti sopracitati) va consumata con amici gioviali di sesso maschile, quasi a ricordare virili scene di caccia, ormai desuete. Si racconteranno aneddoti di vita passata e avventure con donne (anch'esse passate).
Di rigore, a fine pasto, un bel canto tradizionale e anche un pò volgare.
2 kg di patate
5 spicchi d'aglio
2 foglie di alloro, 2 rametti di rosmarino
200 gr di pancetta
qualche grano di pepe
Tagliate a tocchetti molto grossi le patate; disporli in una teglia unitamente al battuto di pancetta, d'aglio, di alloro e rosmarino, conditi con sale e pepe. Aggiungere acqua (sino a coprire appena le patate) e far bollire lentamente. Quando le patate cominceranno a sfarsi e il liquido si mostrerà piuttosto denso, servire immediatamente.
600 gr di noci sgusciate
300 gr di zucchero
375 gr di cioccolato fondente
5 uova
Un limone
Mezza bustina di cannella in polvere
Abbrustolite in forno le noci (fate attenzione: le noci, così come nocciole e affini, sono dei frutti davvero antipatici e dispettosi, e tendono a carbonizzare esattamente due decimi di secondo dopo avervi mostrato il loro aspetto più crudo), fatele rafreddare e, strofinandole fra le mani, eliminate la pellicina superficiale; poi tritatele con un mattarello. Grattugiate il cioccolato e la scorza del limone, amalgamate tutto con le uova, la cannella e lo zucchero e fate, con le mani, delle piccole palline da mettere su delle cocottine di carta.
Infornate a 175°C per 20 minuti.
1/2 litro di latte
20 uova
1,2 kg di zucchero
3,3 kg di farina
2 bicchieri di olio
350gr di uva sultanina
50gr di lievito di birra
Armatevi di santa pazienza e di due giornate libere: iniziate a preparare, alle 20 di una serata in cui non prevedete attività mondane, una pasta da pane con 300 grammi di farina e 15 grammi di lievito di birra. Dopo tre ore aggiungete 5 uova, 1/4 di latte, un bicchiere di olio, 400 grammi di zucchero , 35 grammi di lievito di birra e 1 kg di farina; amalgamate bene il tutto e andate a nanna. Svegliatevi alle 7 della mattina seguente e aggiungete al composto: 15 uova, 1 bicchiere di olio, 1/4 di latte, 800 gr di zucchero, 350 gr di uva sultanina e 2 kg di farina. Fate lievitare fino alle 14:00 e poi iniziate a formare tanti maritozzi (tondi, lunghi, a treccia...) del peso di circa 150 gr l'uno. Mettete nuovamente a lievitare sulla placca del forno e cuocete a 200°C per 10 minuti e poi ancora per altri 10 minuti ma a 180°C. Dolce che ricorda le buone abitudini di un tempo...quando le mamme si alzavano presto per cucinare e non c'era il pericolo dell'effetto serra. Richiede pazienza e abnegazione, e anche una buona dose di coraggio per abbandonare la dieta ipocalorica che ci eravamo imposti. Sono ottimi accompagnati con panna fresca montata o (mi scusino i puristi) con nutella, la mattina appena alzati...in una casa di montagna inondata di sole.